Intervista al Gazzettino del presidente Paternò

giovedì 26 maggio 2022 – giornalista Costanza Francesconi

Da trent’anni si vocifera della sua ricostruzione. Oggi però, il sogno eternamente incompiuto del Bucintoro del terzo Millennio e della Pace è rilanciato dalla Fondazione Bucintoro. Ad animare il progetto già approvato dal Registro Italiano Navale c’è l’entusiasmo del generale Giorgio Paternò. Che dalle fila del Comitato Festa della Sensa ha promosso l’impresa dalla fine degli anni ‘80 diventando a più riprese segretario generale e presidente della Fondazione stessa, rivoluzionata cinque anni fa. L’intenzione è chiara e grida rinascita. “Perché i lavori, come spero, riprenderanno a settembre. Servono finanziamenti, che mi auguro arrivino dall’imprenditoria veneta o da chi sposa l’iniziativa. Nel frattempo, è essenziale continuare a rendere l’intera comunità veneziana cosciente del valore inestimabile di questo simbolo – chiarisce Giorgio Paternò – ricordando come “il Bucintoro raffigurasse storicamente il Palazzo Ducale e le sue leggi che per l’Ascensione si trasferivano sull’acqua”. “Per farlo, è fondamentale trasmetterne la storia ai giovani, coinvolgere nella sua realizzazione il meglio della cantieristica locale e accogliere l’Amministrazione Comunale come socia sostenitrice del Progetto”. “Il sindaco Luigi Brugnaro ne sarebbe presidente onorario. Si tratta di rimettere in acqua quella che era l’unità navale di rappresentanza della Serenissima”. Nonostante gli anni di peripezie che ne hanno rallentato l’opera, la Mission della Fondazione è sempre la medesima. Non può allora che fare ben sperare il recente ingresso che vi ha fatto l’assessor comunale ai lavori pubblici, edilizia, agibilità scolastica e decoro urbano Francesca Zaccariotto, onorata “di poter sostenere e condividere l’ambizione di restituire alla città il suo Bucintoro”. “Che questa imbarcazione così importante venga ricostruita a mano e lasciata in dono a Venezia – nota l’assessore – è un’occasione talmente preziosa che dovrebbe costituire un felice sodalizio con le istituzioni cittadine”.

Le stesse – continua Giorgio Paternò – che durante le cerimonie ufficiali rivivrebbero il mito e la tradizione legati a questa nave che nella sua genesi significa rivalutazione dei cantieri veneziani – come da principio è valso per l’intesa con Davino De Poli e i suoi fratelli Giovanni e Giancarlo di Pellestrina – e molte altre realtà lagunari e di tutto l’indotto legato agli antichi mestieri. Ma ancora, rilancio dell’Arsenale e gesto d’amore per Venezia, che per uscire dalla monocultura turistica, deve tornare alle sue specificità”. Cattedrale in legno. Questo il Bucintoro. Una visione di lungo raggio e radici profonde, ancorate a quasi 35 metri di lunghezza di galleggiamento, a circa 40 tonnellate di portata, ornata da pregiatissimi arredi dorati e mossa da ben 168 rematori. Atta a navigare secondo le attuali norme di sicurezza. Progettata nel rispetto del profilo storico e iconografico dall’ingegnere Giovanni Scarpa Dini. Il cui scheletro in lavorazione campeggia in una tesa dell’Arsenale aspettando che qualcuno ne metta le mani. “Decenni di disgrazie hanno trascinato quest’avventura che torna finalmente in auge – continua Giorgio Paternò -. Presidenze passate di mano da De Poli a Dal Lago, da me ad Orsoni e via discorrendo, riuscendo ad esportare il respiro del Progetto oltre i confini del Paese.  Ora serve un cambio di marcia. A giorni recupero la statua di Venezia a forma di Giustizia per la prua e domenica 29 festeggiamo il Gemellaggio Adriatico con la Festa della Sensa “. E – conclude – “E’ un’eredità che deve essere lasciata ai giovani”.

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